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© 2018 Melusia

(si riceve solo su appuntamento)


Guarda, assisa, la vaga Melusina,
 Tenendo il capo tra le ceree mani,
 La Luna in arco da' boschi lontani
 Salir vermiglia il ciel di Palestina.
 Da l'alto de la torre saracina,
 Ella sogna il destin de' Lusignani;
 E innanzi al tristo rosseggiar de' piani,
 Sente de 'l suo finir l'ora vicina.
 Già, già, viscida e lunga, ella le braccia
 Vede coprirsi di pallida squama,
 Le braccia che fiorian sì dolcemente.
 Scintilla inrigidita la sua faccia
 E bilingue la sua bocca in van chiama
 Poi che a 'l cuor giunge il freddo de 'l serpente.

 G. D'Annunzio

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MELUSIA

Perchè il nome Melusia, ovvero Melusina o Melusa?

Sono principalmente due sono i fattori che ci hanno fatto scegliere questo nome. Primariamente questo progetto nasce dall’acqua, non proprio come Venere, ma dalla nostra passione per gli sport acquatici e per la riqualificazione fluviale. Secondo perchè crediamo che attraverso la storia si può vedere nel futuro.

Profondamente legati ai culti della fertilità ritroviamo in differenti località europee le Sirene bicaudate (con una coda doppia), figure che furono comuni a molti paesi e a luoghi distanti ma che sembrano legati da un invisibile filo conduttore protrattosi nei secoli e nei millenni. Molte chiese medioevali e rinascimentali riportano sui loro architravi il simbolo di questi esseri mitologici, in questa forma. Tale rappresentazione sembra strutturarsi come un chiaro riferimento alla grandissima unicità della donna di poter creare la vita, di presentarsi come il tramite attraverso cui è possibile una incarnazione nel mondo terreno. Tale particolarità fu alla base di molti culti matriarcali e femminili, non femministici, che fin dal neolitico si strutturarono nel così detto ‘uomo delle caverne.

Il primo a farne cenno è lo storico romano Tacito quando nella sua opera Germania ci parla delle sette tribù dei Suebi, sulle quali, egli dice, c’è poco da raccontare tranne il fatto che adorano la Madre Terra cioé Nerthus, descrivendo dettagliatamente il rituale che prevedeva l’immersione della dea nelle acque di una isola del Mar Baltico, dove aveva luogo una misteriosa trasformazione, così segreta che tutti coloro che vi assistevano venivano poi inghiottiti dalle acque

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Nel medioevo questa figura venne ovviamente influenzata dal cristianesimo, il suo mito compare in vari libri tra i quali “Melusina” di Turing von Ringoltingen. Secondo la leggenda le melusine dovrebbero sposare un cavaliere a condizione di un tabù particolare: non essere viste nella loro vera forma, quella di una fata dell’acqua, con la coda di pesce o di serpente, al posto delle gambe. La rottura del tabù della melusina, fonte dell’autorità e della ricchezza cavalleresca, può condurre il cavaliere alla rovina e condannare la fata a rimanere una sirena per sempre.

A Venezia quel che resta dalla leggenda è una bella favola per bambini:  Orio era un giovane pescatore che abitava nella casa sopra il Sottoportego dei Preti vicino al Capo della Bragora. Una notte, gettando le reti al largo di Malamocco, sentì una vocina che diceva: “Per piacere, liberami, ti prego!” …e vide due mani femminili che si aggrappavano alla rete: dalle oscure acque emerse un bellissimo viso di fanciulla dai capelli rossi e al posto delle gambe una lunga coda di pesce di un verde brillante. Orio liberò la fanciulla dalla rete; questa gli disse di essere una sirena e di chiamarsi Melusina. Il giovane se ne innamorò immediatamente. Per molti notti si incontrarono fino a che Orio non la chiese in sposa: lei acconsentì dichiarandosi disposta a rinunciare alla libertà del mare e affrontare la durezza della terra procurandosi un paio di gambe. Unica condizione: fino al giorno di nozze non si potevano vedere di sabato.
Una notte, Orio non seppe resistere e andò al posto in cui si incontravano: dopo un po’ vide sguizzare un serpente e una voce gli disse: “Ti avevo avvertito di non venire! Per un maleficio devo tramutarmi in serpente, ma dopo le nozze ciò non accadrà più”. I due si sposarono, ebbero tre figli vivendo nell’agiatezza. Ma un giorno Melusa si ammalò gravemente. Prima di morire chiese al marito di essere sepolta nel luogo in cui si erano incontrati, cosa che Orio fece. Nei mesi successivi alla morte, Orio si accorse con stupore che la casa era sempre pulita ed i bimbi curati. Pensò ad una vicina spinta dalla compassione. Campo Bragora cuore_Un sabato, rientrato a casa prima del tempo, trovò un grosso serpente. Spaventato, lo uccise immediatamente. Da quel giorno la casa ed i figli divennero trascurati. Orio capì così di avere ucciso sua amata moglie.
E’ in ricordo di questa storia d’amore che sulla volta del Sottoportego dei Preti, dove sorgeva la casa di Orio e Melusa, fu posta un cuore di pietra, un portafortuna degli innamorati.

Nei tempi moderni nonostante siano diventate anche icone commerciali e cartoni animati, il mito, fortunatamente, non è terminato. L’affascinante creatura è stata rivalutata, prima dall’arte e nei quadri di H. Draper, G. Klimt e G. Moreau solo per citarne alcuni, poi negli anni del surrealismo (come non citare la sirena di Renè Magritte), e poi nel cinema. Nel 1948 esce Miranda, interpretata da Glynis Johns, ed è solo l’inizio. Si arriverà alla sirenetta di Walt Disney, passando per il film Splash, una Sirena a Manhattan.

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